Rivestimenti, le alternative

di Claudio Corsetti


Vi state chiedendo quali mattonelle potreste scegliere per rivestire il secondo bagno di casa che finalmente vi siete decisi a sistemare, che poi con “mattonelle” possiamo intendere tutto e nulla. Oppure in cucina la parete tra basi e pensili, quel rivestimento non vi è mai piaciuto e ora basta non se ne può più, cambiamolo, novità freschezza via le muffe! O forse….. mannaggia il parquet nella camera del bambino è ridotto malissimo, certo….che trafffico togli e metti il pavimento e sposta i mobili e fai un putiferio che già mi è passata la fantasia. Ma….perchè c’è sempre un ma, c’è la resina che costituisce una succulenta alternativa. Vediamo perché sceglierla e fin dove arrivano le sue potenzialità.

Le origini dei cosiddetti pavimenti continui risalgono al loro uso esclusivamente industriale, quando in realtà si usava una miscela di cemento, sabbia o pietrisco amalgamati con acqua e sommariamente rifiniti. Tutto questo “pacchetto” veniva poggiato su una sorta di sottile solaio, una base, ben compattata e livellata, eventualmente resa ancora più stabile grazie all’adozione di una rete elettrosaldata capace di limitarne movimenti e crepe. In soldoni questi erano i pavimenti industriali. Poi è arrivata la moda, lo stile industrial, che fa subito Brooklyn, fa subito Dumbo, fa subito Docks a Londra, con finestre in ferro (meglio se arrugginito), area dismessa con ciminiera e annesso artista emergente leggermente fumato…..insomma, diciamo che una ventina di anni fa si iniziava a tradurre in termini casalinghi un linguaggio decisamente brutale, cercando di addolcirlo e renderlo più borghese. Ma anche più costoso. Si perché quasi da subito si è capito che il calcestruzzo nudo e crudo non era poi tanto gradito ai palati fini degli alternativi col quattrino.


Scegliere una resina a parete, consente di ottenere una superficie di grande resistenza meccanica, declinabile in molti colori, assolutamente liscia e priva di fughe o interruzioni (a meno che non si tratti di superfici molto estese che potrebbero avere bisogno di giunti di dilatazione) utilizzabile (a seconda della sua composizione) per corridoi, cucine, bagni o elementi singoli ai quali si desidera dare una connotazione particolare, mi riferisco ad un piano cottura per esempio, o al rivestimento di una libreria. Sikkens, Paint Makers, Kerakoll, Little Green, Farrow & Ball e altri produttori offrono prodotti specifici per i vari utilizzi. In particolare ho usato più volte la resina epossidica Strong e il protettivo Finish super Strong di Paint Makers, all’interno di alcuni bagni, al posto di mattonelle o rivestimenti a parete (all’esterno di box doccia o vasca). Il risultato è stato sempre superiore alle più rosee aspettative, unica condizione è che la base sia perfettamente piana, ben rasata e carteggiata poiché la resina non maschera nulla e restituisce anche la minima imperfezione (ancor più evidente se scelta nella versione satinata o lucida).

Ottima la resa anche per il fondale della zona cottura o lavaggio, in cucina. Consideriamo inoltre una comodità non da poco: la resina non ha praticamente spessore. Perciò non si verrà a creare lo scalino dovuto alla posa del rivestimento tra le basi ed i pensili (orrendo quando si vede il fianco della composizione). E ancor più utile, volendo rinnovare i nostri ambienti potremo “resinare” le nostre vecchie superfici (sia orizzontali che verticali) senza rimuovere i rivestimenti esistenti: le resine bicomponenti, con una adeguata preparazione del fondo, si possono applicare su qualsiasi supporto e non demolire il supporto rappresenta una comodità infinita, nonché un consistente risparmio in termini economici e temporali.

Inoltre, si può giocare con una moltitudine di colori, combinando la parte resinata (quindi quella più soggetta a urti e usura) con il resto, sia a contrasto che tono su tono. Probabilmente l’unico vero inconveniente dei rivestimenti a resina è l’impossibilità di effettuare delle riparazioni senza dover poi posare nuovamente il prodotto per tutta la superficie interessata, poiché qualsiasi ripresa rimarrebbe drammaticamente riconoscibile.

Inutile dire che un ambiente bagno trattato a resina assume un tono molto diverso, quasi da sala da bagno. Le pareti liberate da rivestimenti ceramici potranno essere decorate con quadri e mensole per oggetti e nei casi più spinti potreste utilizzare carte da parati in fibra di vetro (ma su questo argomento ho già scritto recentemente). I costi della resina a parete sono di solito inferiori a quella adatta ai pavimenti, poiché il ciclo per stenderla è più semplice e rapido. Di conseguenza sono inferiori anche i costi, che mediamente, tra resina e protettivo si aggirano sui 35 € x mq, posa esclusa. Quindi alla fine potrebbe anche rivelarsi una scelta economicamente vincente….e bella.

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